Rocche dei Vignali, grandi vini in Val Camonica

Camunnorum

 

Il mondo del vino non finisce mai di stupirci. Specialmente in questo ultimo periodo tra vodke di vino, vini naturali e zone che riscoprono la vocazione vitivinicola come la Val Camonica, tappa del nostro ultimo viaggio alla ricerca di bottiglie un po’ insolite. Siamo saliti – è proprio il caso di dirlo – fino a Losine (BS) per visitare la cantina Rocche dei Vignali, una ventina di conferitori e tanta passione nel portare avanti questo progetto, che, lo diciamo subito, offre al mercato vini per nulla banali, anzi.
Racconta Gianluigi Bontempi che in realtà la Val Camonica è terra di antiche tradizioni per la vite. Fino al dopo guerra quasi tutti la coltivavano. Poi col boom economico l’industrializzazione del Bresciano ha portato questo territorio a preferire il ferro al vino. Il che è un peccato perché il paesaggio è ancora suggestivo e patrimoni dell’umanità come le incisioni rupestri non si trovano da altre parti.
Rocche dei Vignali produce circa trentamila bottiglie, quindi una realtà piccola che però ambisce a ingrandirsi per portarle oltre i confini della valle. E ne ha tutte le possibilità, almeno dal punto di vista della qualità dei prodotti perché – lo confessiamo – non ci aspettavamo di trovare tanta personalità. Ecco il risultato di questa degustazione.

Coppelle – E’ il bianco base dell’azienda e si distingue per un bouquet minerale e una spiccata sapidità in bocca. E’ un blend di incrocio Manzoni, riesling renano e chardonnay. E’ il classico bianco di medio corpo che va bene a tutto pasto.

Decimo – Incrocio Manzoni e chardonnay, è il bianco top di gamma, con un passaggio in legno e dobbiamo dire che ci è piaciuto davvero moltissimo. Profumi splendidamente armonici di frutta bianca , in bocca si distingue per una certa rotondità stemperata da una ottima acidità. Persistenza davvero lunghissima, un bianco eccellente.

Baldamì 2011 – E’ il rosso base dell’azienza, ma che base! Marzemino e Merlot si fondono insieme per dare un vino dal naso variamente speziato con pepe nero in evidenza. In bocca si presenta non grasso ma piacevolmente armonico e caldo. Ottima persistenza anche in questo caso. E’ il classico vino di grande personalità, cosa rara da trovare nelle bottiglie di questo prezzo (siamo molto sotto i 10 euro in cantina) che può anche non piacere. A noi è piaciuto moltissimo.

Assolo 2010 – E’ un merlot atipico, di grande freschezza, forse troppa. Piace di sicuro a chi il merlot non lo ama. Da provare per scoprire cosa pò dare questo vitigno in montagna.

Camunnorum 2009 – Potrebbe essere definito un amarone della Val Camonica. Fatto con uve marzemino, cabernet e merlot appassite sui graticci. Bontempi racconta che era tradizione anche da loro e non solo in Valpolicella. Il naso è ampio e armonico; in bocca è caldo, leggermente alcolico e di infinita persistenza. Un vinone in tutto e per tutto, ideale per i grandi piatti di carne stufati che da queste parti non mancano di certo.

Molto interessante è stato anche l’assaggio in botte del passito Il Sant, 100% incrocio Manzoni, che presenta una buona acidità e promette di invecchiare a lungo.

Insomma Rocche dei Vignali è stata una delle più liete sorprese che ci siano capitate negli ultimi tempi. Purtroppo non è semplice trovare i loro vini. Se siete in zona vale la pena andarli ad assaggiare oppure contattateli tramite il sito rocchedeivignali.it. Secondo noi ne vale davvero la pena.
Stefano Tamiglio e Sergio Bolzoni (@sergiobolzoni)

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