Jeff Porter: “Siamo nell’età dell’oro del vino italiano”

“Siamo nell’età dell’oro del vino italiano”. In occasione del suo tour tra le cantine italiane per preparare una web serie sul vino del Belpaese, abbiamo incontrato Jeff Porter, uno dei grandi esperti americani del vino. Oggi si direbbe influencer. Gli Stati Uniti sono un grande paese produttore anche se la “struttura” vinicola è completamente diversa dalla nostra. E’ interessante quindi conoscere un punto di vista da oltreoceano.

Mr. Porter nel suo viaggio quale Italia del vino ha trovato?

Credo che siamo nell’età d’oro del vino italiano. Il ritorno e l’attenzione ai vitigni autoctoni e alla vinificazione tradizionale (con tutte le sfaccettature di una visione moderne) hanno permesso alle persone di concentrarsi sulla qualità e sul terroir. Sento che il futuro è ancora più promettente per il vino italiano perche’ sempre più persone desiderano esplorare nuovi vini e nuove regioni.

Ha visitato molte cantine e quindi s’è fatto un’idea chiara del loro lavoro: che differenze ha trovato rispetto a quelle americane?

Le differenze si basano principalmente sul terroir, e solo dopo sulla scala produttiva. Ci sono cantine molto grandi  e cantine molto piccole in entrambi i paesi. Le cantine sono tutte molto simili nel mondo- ma è il terroir che le separa  e che ricopre il ruolo piu’ importante. Non è la cantina, ma la terra. In generale, l’obiettivo e’ lo stesso: provare a produrre il miglior vino possibile.

In Italia si parla molto di difficoltà di comunicare la grande varietà di ciò che abbiamo: lei trova che sia più difficile approcciare il vino italiano rispetto a quello di altri Paesi?

L’enorme numero di varietà in Italia è allo stesso tempo una fortuna e una difficoltà. Ma  e’questo dono che separa l’Italia dal resto del mondo; la diversità delle uve italiane è ciò che vi rende così speciali. Nessun posto sulla terra ha così tante varieta’ di uva in grado di produrre un vino cosi’ importante. Da Petite Arvine in Valle d’Aosta a Gaglioppo in Calabria i vini sono deliziosi, versatili e aiutano davvero a raccontare la storia di ogni specifica regione.

In quale ambito, secondo lei, le cantine italiane?

Dovrebbero continuare sul percorso che gia’ seguono: concentrarsi sulla qualità e non sulla quantità; concentrarsi sulle tecniche agricole che siano rispettose dell’ambiente e sui vini che rappresentino al meglio il terroir.

Quali vini sono piaciuti lo scopriremo nella sua web-serie. Ma ci dia una anticipazione almeno su un bianco e un rosso.

Zenato Lugana, di cui ho amato il piglio fresco, vibrante e puro ma e’ stato anche un onore gustare un Franciacorta da Ca ‘del Bosco del 1979 (il secondo vino mai prodotto a Ca’ del Bosco) e un Barolo 2016 di Pio Cesare direttamente dalla botte. Ad essere onesti, siamo stati così fortunati a provare così tanti vini meravigliosi, incredibili. Ogni cantina ci ha aperto le porte e ci ha permesso di gustare vini davvero sorprendenti.

In conclusione, quaranta cantine sono tante: c’è qualcosa che non si è aspettava di trovare o che l’ha delusa durante il suo viaggio attraverso l’enologia italiana?

L’unica cosa che mi ha deluso è che non abbiamo avuto abbastanza tempo! Nessun vino o cibo mi ha deluso in Italia.

S.B.

 

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