Avvinando

Selvoso di Poggio Cagnano: alla scoperta della buona Maremma

Una Doc giovane quella della Maremma – la denominazione è stata creata nel 2011 – ma non per questo meno interessante di altre aree vitivinicole più conosciute della Toscana.
Qui, in provincia di Grosseto, da qualche anno hanno deciso di investire anche famiglie storiche come Mazzei, Frescobaldi, Antinori. Oggi il Consorzio tutela vini della Maremma conta su quasi 300 aziende associate.

Ne abbiamo di recente scoperta una, Poggio Cagnano, una piccola cantina condotta da Alessandro Gobbetti, architetto, classe 1982, un trascorso a Londra nella frenetica industria cinematografica, abbandonata poi per la tranquillità delle vigne.
Pochi ettari di proprietà, sulle colline a 450 metri sul livello del mare. Le forti escursioni termiche, e la brezza che arriva dall’Argentario, contribuiscono ad uno sviluppo nell’uva di aromi molti freschi, davvero gradevoli all’olfatto e al palato.

In particolare a noi è piaciuto il Selvoso, un blend di Cigliegiolo (un vitigno che era andato quasi perduto, che ricorda un po’ il pinot nero, con pochi tannini negli acini) Sangiovese e un 10% di Merlot che riassume tutti i sentori del territorio. Le uve sono raccolte a mano e vinificate in acciaio, senza lieviti selezionati. L’affinamento avviene in tonneaux (per il Sangiovese) e in barriques (per Ciliegiolo e Merlot), dove il vino rimane a contatto con il legno per circa un anno.

Avvicinando il naso al bicchiere, la memoria richiama i fiori di campagna, i frutti di bosco, la ciliegia, le erbe aromatiche. Persistente in bocca, è questo un vino longevo, che può essere bevuto anche a distanza di anni. Da abbinare alla carne, ai funghi, ai risotti, ma anche a qualche dolce, come la pastiera napoletana.
Data la limitata produzione, il Selvoso non lo troviamo sugli scaffali della grande distribuzione. In cantina, se è rimasta qualche bottiglia, la si acquista a 8,50 euro.
Paolo Brinis

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