
Vinitaly 2026 per noi di Avvinando è stato all’insegna delle sorprese: abbiamo trovato grandi vini dove non ce l’aspettavamo. Non che le cantine visitate non fossero in qualche modo all’altezza, ma magari ci aspettavamo assaggi top di una tipologia e invece abbiamo trovato altro. Ma cominciamo subito.
Collalto Conegliano Valdobbiadene Ponte Rosso
Non c’è dubbio che la scelta dei produttori di prosecco di creare le Rive dia sempre frutti migliori. In questo caso parliamo della Riva di Colfosco e di Ponte Rosso, un extra brut millesimato tra i più fragranti sia a naso dove sono evidentissimi i fiori bianchi e la mela fresca che in bocca dove il terreno argilloso della Riva fornisce una beva piena e di spiccata mineralità. Buonissimo.
Tenuta Santa Maria Torrepieve Chardonnay
Che dire: si legge Veneto ma si dice Borgogna. Il Torrepieve 2024 è uno chardonnay teso come una corda di violino, secco e intrigante. A naso il frutto è complesso e in bocca la spalla acida invita a bere un secondo bicchiere. Cosa che noi abbiamo fatto con un assaggio dell’annata 2007, ancora freschissima e con una mineralità e una profondità straordinaria. Sempre della stessa cantina, notevolissimo anche il merlot Decima Aurea 2020, anche in questo in odor di Francia e chi segue Avvinando sa che per noi è un grande complimento e un assaggio da una magnum del 2009 ha certificato che parliamo di un grande vino.
Fontanavecchia Falanghina Libero B particella 148
Allora lo confessiamo: non siamo amanti della falanghina in generale ma con la vendemmia tardiva abbiamo scoperto un mondo. Fontanavecchia, è una azienda sannita che fa moltissimi ottimi vini ma a noi quelli che hanno colpito sono il trio di Libero T, F e B, con una particolare predilezione per quest’ultimo nell’annata 2021 in commercio. Vendemmia ai primi di ottobre, tardiva appunto, un po’ di maturazione in botti di rovere francese et voilà: un bianco che tira fuori tutte le virtù nascoste dalla eccessiva acidità della falanghina d’annata. Assolutamente da provare.
TerreStregate Falanghina del Sannio Svelato
Vendemmia tardiva è la parola magica anche in questo caso. Questa falanghina Svelato è davvero (per noi ovviamente) una rivelazione: succosa, ampia, minerale e a naso è un tripudio di frutti con un sottofondo leggermente balsamico. Anche in questo caso l’acidità tipica del vitigno è domata dalle settimane in più in vigna a tutto vantaggio della complessità senza perdere un secondo quelle caratteristiche di bevibilità che vi faranno finire la bottiglia senza fatica. Buonissimo. Menzione d’onore anche all’aglianico riserva Arcano.
Benanti Contrada Rinazzo Etna bianco superiore 2024
Qui nessuna sorpresa: Benanti è una delle cantine più conosciute e apprezzate della Sicilia. Vini apprezzatissimi e pluripremiati come il Pietra Marina e il Serra della Contessa non hanno bisogno di presentazioni. Nella degustazione a noi però è piaciuto particolarmente il Contrada Rinazzo 2024. Qui siamo al cospetto di una grandissima bottiglia: la mineralità data dal vulcano non è solo una caratteristica tra le altre ma le fondamenta di una beva che lascia davvero soddisfatti sia per la complessità che per la estrema piacevolezza. Persistenza infinita: un vino che racconta perfettamente il carricante sull’Etna.
Tenute di Castellaro Eùxenos Malvasia delle Lipari
Siamo sempre su terreni vulcanici ma a Lipari. Eùxenos è il risultato di una opera di recupero della viticultura isolana risalente agli antichi greci ed è un vino che non lascia indifferenti, anzi. Il naso viaggia tra la frutta bianca a quella candita. Sullo sfondo la macchia mediterranea: non tanto per dire (Lipari, eh…) ma qui si sente davvero lampante. Macerazione in anfora di cocciopesto (nemmeno noi sapevamo cosa fosse, abbiamo dovuto chiedere) poi passa a fermentare in anfora “normale” per tornare nel cocciopesto per 10 mesi: il risultato è una malvasia secca come non ce ne sono in giro da nessuna parte: in bocca c’è il frutto ma c’è anche il mare, c’è il vulcano ma anche il leggero velluto del frutto. Straordinario.
Vaglio Massa Brinarosa Negoamaro rosato
Avete presente i classici rosé pugliesi? Ecco il Brinarosa non c’entra niente: questo è un vino che potrebbe stare tranquillamente in un parterre di bottiglie provenzali: è delicato al naso e i profumi floreali (rosa, mughetto…) certificano una eleganza e un equilibrio che difficilmente si ritrovano nei rosati nostrani. In bocca entra gentile ma per nulla vuoto: ci si rende conto della lunghissima persistenza sorseggiandolo a poco a poco. Ah, è biologico. L’azienda poi fa anche un Negramaro del Salento dop e un primitivo con lo stesso nome “I fratelli”. Rischio di confonderli? Non preoccupatevi, cascate bene comunque.
In realtà il nostro piccolo reportage non sarebbe finito: abbiamo partecipato a una verticale davvero straordinaria ma ne parleremo a parte in un prossimo articolo. Continuate a seguirci.
Sergio Bolzoni