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Vini estremi, premiati a Bard i migliori al mondo: 9 Gran medaglie d’oro all’Italia

Ci sono viticoltori che non si fermano davanti a terreni impervi e fattori climatici avversi. Sono produttori perlopiù di montagna (ma non solo) che danno vita a quella che il Cervim, il Centro di ricerca, studi e valorizzazione per la viticoltura montana, ha definito “viticoltura eroica”. Si parla di vigneti situati in altitudini superiori ai 500 metri o su terreni con una pendenza di oltre il 50%, terrazzati o coltivati nelle piccole isole.

“E’ una viticoltura con produzioni e numeri piccoli caratterizzata dalla riscoperta dei vigneti autoctoni. E’ un segno importante di biodiversità che differenzia la viticoltura eroica dalle grandi produzioni più intensive ed estensive”, spiega a Tgcom24 Roberto Gaudio, presidente del Cervim. L’occasione è la premiazione dei Mondial des Vins Extrêmes 2019 che si è tenuta domenica 1 dicembre al Forte di Bard, in Valle d’Aosta. Il concorso, giunto alla 27esima edizione, ha visto la partecipazione di 920 vini provenienti da 340 aziende in 25 Paesi del mondo. Diciassette i vini premiati con la Gran medaglia d’oro: 9 in Italia, 3 in Svizzera, 2 in Germania, poi Spagna, Andorra e Francia.

Michele Lauriola, un lavoro in università e una passione per la viticoltura che nasce quando da piccolo andava in vigna con lo zio, è uno degli “eroi” del vino. Cinque anni fa ha creato la cantina Herero nel cuore del Molise. La cantina è urbana, a Campobasso. Quindici chilometri più in là, nel comune di Toro, a un’altitudine di 550 metri, ci sono i vigneti. Il suo Herero.16 del 2015 è l’unico vino rosso del Centrosud premiato con la Gran Medaglia d’Oro. Nasce dalla raccolta di uve surmature 100% Tintilia, varietà autoctona molisana, ed è affinato in barrique di rovere francese per 18 mesi. “E’ un vino potente ma al tempo stesso elegante, non si percepiscono appieno i 16 gradi alcolici grazie ai tannini molto morbidi”, spiega Lauriola.

Tra le regioni italiane, la regina è la Lombardia con ben 4 Gran medaglie d’oro, 8 ori e 3 argenti. I riconoscimenti più importanti al Merlot della Bergamasca IGT Tessére, 2015, e al Cabernet della Bergamasca IGT Turano, 2015, entrambi della Società Agricola Sant’Egidio di Sotto il Monte (Bergamo), al Valcalepio Doc Rosso Riserva Dionigi Farina, 2015, della Cantina Tosca di Pontida (Bergamo) e allo Sfursat di Valtellina DOCG Fruttaio Ca’ Rizzieri, 2016, di Aldo Rainoldi a Chiuro (Sondrio). Ori a ben altri 4 sforzati – da segnalare il Quattro Soli della Cantina La Perla, di Marco Triacca -, a vini dell’Oltrepò Pavese e della Valcamonica.

Tra i bianchi italiani, si aggiudicano la Gran medaglia d’oro il Candia dei Colli Apuani Doc Vermentino La, 2018, dell’Azienda agricola Le Canne di Massa, in Toscana, e il Riviera Ligure di Ponente Doc Vermentino Lunghera, 2017, della Cantina Durin di Ortovero (Savona). Tutti in Sicilia i premi principali per i vini dolci, all’IGT Terre Siciliane Zibibbo Passito Zhabib, 2018, della Cantina Hibiscus di Ustica (Palermo), e al Passito di Pantelleria DOC Shamira, 2014, dell’Azienda Agricola Basile di Pantelleria (Trapani).
Alessandro Bontempi

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