
Vinitaly 2026 è stata l’occasione per una verticale di grande qualità e interesse: diverse annate della Pieve le Grazie di Talosa, vino Nobile di Montepulciano naturalmente. Il nome Pieve è una nuova denominazione e compare su queste bottiglie solo dall’annata 2021. Prima appariva come Riserva Chiusino, dal nome della vigna. Chi segue Avvinando sa che Talosa è una cantina che ci piace e molto. Fin dai tempi di un’altra verticale, quella di un altro Nobile di Montepulciano, Alboreto il loro “base” ma che base davvero non è dato che è diventato negli anni uno dei nostri vini preferiti e non solo per l’elevatissimo rapporto qualità/prezzo ma perché è un grande Nobile capace di evolvere e farlo bene.
Il motivo per cui abbiamo aspettato un (bel) po’ a scrivere di questa degustazione è perché qui non possiamo più parlare di q/p, o meglio potremmo anche ma come i nostri lettori sanno, noi di Avvinando abbiamo molto rispetto della fatica che si fa ad arrivare a fine mese e quindi, dato che paliamo di una bottiglia numerata in, se non ricordiamo male, 2.500 esemplari e dal costo di 125 euro sul loro sito, ci era sembrato un po’ oltre le nostre caratteristiche editoriali. Poi però riguardando gli appunti ci siamo decisi per due motivi: il primo perché il vino in commercio (2021) è comunque stupendo e la cifra, seppur alta, è ancora lontana da essere una follia; il secondo, speriamo si capirà, perché si è trattato di un viaggio che unisce lavoro e conoscenza e che meritava di essere raccontato. Quindi ecco qui.
2016 – L’equilibrio e la tensione dell’acidità
La 2016 di Pieve le Grazie (alias Chiusino Riserva, ma non lo ripeteremo più) rappresenta una delle annate più equilibrate del percorso della verticale. A distanza di dieci anni il vino conserva ancora una grande freschezza, sostenuta da un’acidità importante che ne definisce il carattere e ne garantisce una straordinaria capacità evolutiva. È un vino che non cerca morbidezze immediate, ma vive sulla tensione e sulla precisione del frutto.
Il tannino, caratteristica distintiva di questa vigna, si presenta particolarmente delicato. La scelta di utilizzare tonneau di secondo passaggio nasce proprio dalla volontà di accompagnare la maturazione attraverso una lenta ossigenazione senza aggiungere un’impronta lignea troppo evidente, che, dicono in azienda, “avrebbe rischiato di coprire la finezza naturale del vigneto”.
La 2016 è anche l’annata in cui Talosa ha sperimentato macerazioni molto lunghe, arrivate fino a circa 40 giorni, seguendo l’idea iniziale di valorizzare al massimo la struttura del Sangiovese della Pieve. Il risultato è un vino ancora oggi verticale, capace di mantenere energia e profondità.
2017 – L’annata della sfida e del cambiamento
La 2017 è stata definita l’annata più complessa affrontata dall’azienda. È stata una delle prime vendemmie in cui gli effetti del cambiamento climatico sono diventati evidenti: temperature elevate, stress idrico e condizioni estreme hanno richiesto un nuovo approccio sia in vigna sia in cantina.
La difficoltà, però, ha portato anche a una maggiore consapevolezza. Le vigne vecchie hanno dimostrato una capacità completamente diversa di reagire allo stress, grazie ad apparati radicali più profondi e a un equilibrio naturale costruito negli anni.
Proprio da questa esperienza nasce un cambio di filosofia: ridurre le estrazioni, evitare macerazioni troppo lunghe nelle annate calde e cercare un equilibrio maggiore tra struttura e finezza. In tempo oggi ha mitigato queste difficoltà e nel bicchiere si presenta ancora caldo ma godibile.
2018 – La ricerca della freschezza
La 2018 mostra un profilo più fresco e introduce una nuova fase nella gestione del vino. Dopo l’esperienza della 2017, l’approccio in fermentazione viene rivisto, con una maggiore attenzione alla delicatezza dell’estrazione e alla capacità del vigneto di esprimersi senza forzature.
È un’annata che aiuta a definire meglio il nuovo stile della Pieve: meno concentrazione fine a sé stessa e maggiore attenzione all’eleganza, alla precisione e alla leggibilità del territorio. In bocca entra decisamente più elegante dell’annata precedente e a naso c’è anche un bel bouquet floreale.
2019 – L’annata della piena espressione
La 2019 viene considerata un’annata di grazia e si sente. Le condizioni climatiche hanno favorito un equilibrio particolarmente riuscito tra maturità del frutto, freschezza e qualità del tannino.
È probabilmente l’annata in cui il lavoro iniziato negli anni precedenti trova la sua migliore sintesi: la consapevolezza maturata dopo le difficoltà della 2017 e la ricerca di equilibrio diventano un risultato concreto nel bicchiere.
Il tannino è presente ma ben integrato, la struttura è importante ma sostenuta da una grande armonia. Decisamente uno dei momenti più riusciti della verticale. In bocca è ampio ma “giusto” e a naso non si finisce mai di giocare a cercare sfumature.
2020 – Il vino della resilienza
La 2020 è un’annata particolare, segnata anche dal contesto della pandemia. L’azienda ha scelto di mantenere attiva la squadra coinvolgendo anche il personale normalmente impegnato nella vendita diretta nelle attività di cantina. Un’esperienza che ha rafforzato il rapporto con il vino e con il processo produttivo.
Dal punto di vista enologico, questa annata si è presentata con un tannino molto deciso, inizialmente quasi preoccupante per la sua intensità. La scelta aziendale è stata quella di non intervenire con correzioni, lasciando che il vino trovasse il proprio equilibrio naturale con il tempo.
Dopo l’evoluzione in bottiglia, il tannino si è progressivamente armonizzato, confermando la capacità del vino di trasformarsi senza interventi invasivi. La 2020 è un vino energico, autentico e sorprendentemente gioioso. Tra tutte è la più particolare ma anche quella che incuriosisce di più.
2021 – La maturità del nuovo approccio
La 2021 è stata un’altra annata molto impegnativa dal punto di vista climatico, con temperature elevate e una lunga fase di siccità. L’esperienza maturata nel 2017 ha però permesso all’azienda di affrontarla con strumenti diversi.
La gestione della chioma è cambiata: meno cimature e più protezione naturale dei grappoli attraverso una maggiore presenza fogliare, creando una sorta di cappello vegetativo capace di difendere la pianta dagli eccessi climatici.
Il risultato è un vino che mantiene concentrazione e profondità, ma con una maggiore eleganza rispetto alle annate più calde del passato. Certo frutto centrale deciso, tonalità profonde e una struttura importante. Qui non c’è la leggiadria della 2020 ma tutta la struttura di un grande vino che promette grandi evoluzioni nel tempo e che se lo si beve subito necessita di un cibo altrettanto importante
L’affinamento segue la filosofia ormai consolidata: due anni in tonneau e due anni in bottiglia. Una scelta pensata per spostare il baricentro della maturazione dal legno alla bottiglia, evitando quegli eccessi di note troppo legnose che in passato hanno talvolta caratterizzato alcuni vini di Montepulciano.
2022 en primeur – Un nuovo capitolo
La 2022 rappresenta un ulteriore cambio di prospettiva. Per questa annata l’azienda sceglie un approccio completamente diverso, abbandonando la logica dei diversi tonneau per utilizzare una grande botte francese.
L’obiettivo è ottenere un affinamento più uniforme e meno condizionato dal contenitore, lasciando che il vino maturi dall’inizio alla fine nello stesso ambiente. È una scelta che nasce anche dalle esperienze raccolte attraverso i viaggi in Francia e dal confronto con produttori che hanno fatto della precisione dell’affinamento una filosofia.
La 2022 viene definita dall’azienda quasi “il contrario di tutto” rispetto al percorso precedente: non un rifiuto del passato, ma un nuovo esperimento per avvicinare ancora di più il vino all’espressione pura del vigneto. Nel bicchiere c’è grande freschezza e un tannino ancora un filo da sistemare ma il risultato si discosta e molto dal 2021 lasciando una buonissima impressione di maggiore bevibilità. Non siamo bravi a far previsioni ma a naso si preannuncia un vino di grande eleganza: vedremo quando sarà in commercio.
Il filo conduttore della verticale
La verticale della Pieve le Grazie di Talosa racconta soprattutto un percorso di conoscenza. Ogni annata ha lasciato un insegnamento: la 2016 ha mostrato la forza dell’equilibrio, la 2017 ha imposto un cambiamento, la 2019 ha rappresentato la piena maturità dello stile, mentre le annate successive hanno confermato una ricerca sempre più orientata alla precisione dell’affinamento, anche al costo di cambiare radicalmente.
Al centro del progetto rimane comunque il vigneto, con il suo patrimonio storico di Sangiovese Pugnolo Gentile. Dal punto di vista tecnico, tutte le annate della Pieve sono state affinate utilizzando legni dello stesso produttore francese, così da mantenere costante la componente del contenitore e lasciare emergere soprattutto il carattere della vigna e dell’annata.
Alla fine non sfuggiamo alla domanda: Pieve Le Grazie 2021, l’annata in commercio, vale i soldi che costa? Assolutamente sì, se cercate un vino infinito, potente e di grande struttura. In questo senso 125 euro rappresentano un costo persino conveniente coi prezzi che si vedono in giro.
Sergio Bolzoni