Viaggio in Franciacorta tra storia e assaggi

Abbiamo già parlato dei grandi spumanti della Franciacorta in diversi articoli ma perdersi tra le colline moreniche abbracciate dal Lago d’Iseo e dal Monte Orfano, è sempre un dolce, piacevolissimo passatempo. Così eccoci di nuovo in questo ondulato lembo di Lombardia, a una sessantina di chilometri da Milano e a una ventina da Brescia, ricco di fascino e storia.

Se il nome Franciacorta compare in una carta processuale del 1266 e poi nel 1277 con una delibera degli Statuta Communis Civitatis Brixiae, non tutti sanno che i ‘vini mordaci’ cioè vivaci, videro la luce in zona già prima del XVI secolo; ce lo racconta bene un medico ed erudito bresciano, Girolamo Conforti (1519-1595), che redasse un libello nel 1570 in cui si discutevano per l’appunto le qualità di questi vini così particolari. Si tratta di studi molto interessanti e che precedettero di almeno un secolo quelli dell’illustre abate Hautvillers Pierre Pérignon. Questo prezioso materiale fa il paio con quello di un altro grande studioso, Agostino Galli (1499-1570), uno tra i protagonisti dell’agronomia rinascimentale. È quest’ultimo a regalarci un ulteriore tassello storico della Franciacorta: racconta che i mosti (e prima ancora le uve), venivano stipati nelle cantine non casualmente ma secondo un ordine preciso dettato dalla qualità dei singoli appezzamenti. È in nuce l’antesignano del concetto di ‘territorio’. I pionieri? I monaci benedettini. Con un intuito quasi profetico, scelsero i terreni migliori della zona; secoli dopo, la scienza dà loro ragione: agronomi e geologi confermano che quegli stessi appezzamenti sono ancora oggi il cuore pulsante della viticoltura di qualità in Franciacorta.

Lasciamo la storia e dedichiamoci ad alcuni dei migliori assaggi dell’ultimo periodo. Il primo è un Satèn di La Montina. Parliamo di uno Chardonnay in purezza proveniente da alcuni tra i più longevi vigneti posizionati verso il lago d’Iseo, il cui microclima rende la zona tra le più vocate. 28 mesi minimo l’affinamento sui lieviti. Quello che colpisce è il senso di assoluta freschezza evidente fin dal primo approccio: al naso tanta frutta fresca dove a spiccare è soprattutto la mela verde mentre al palato emerge fin da subito una piacevole e ben equilibrata presenza agrumata. La spuma è soffice con perlage delicato e pur in una generale sensazione di freschezza, sorprende il finale lungo, capace di distendersi in maniera decisamente notevole.

Restiamo sempre in ambito satèn per un Ferghettina millesimato 2021. La prima annata venne prodotta nel 1996 e anche in questo caso parliamo di un prodotto 100% Chardonnay proveniente da vigne posizionate a circa 250 metri sul livello del mare. La vendemmia 2021 ha visto una riduzione del 15% circa dei volumi a causa di gelate primaverili e grandinate estive ma ha tenuto la qualità con un perfetto mix tra acidità e zuccheri di base. Il colore è giallo paglierino brillante con riflessi dorati. Affinamento sui lieviti di 36 mesi con dosaggio di 5g per litro quindi abbastanza basso (il brut di solito è compreso tra i 6 e i 12 grammi per litro). Ci hanno colpito anche in questo caso le componenti più legate alla frutta: al naso emergono note agrumate, con sentori di pompelmo e limone. In bocca si distende con un misto tra sapidità e rotondità per un prodotto che sa essere molto equilibrato. Il perlage è molto fine e delicato.

Con Uberti, torniamo a parlare di un’altra cantina storica della Franciacorta, già approcciata nel precedente articolo. Se in quell’occasione era stato il momento di un Comarì del Salem Extra Brut Millesimato 2014, oggi è l’ora di un Franciacorta Quinque Extra Brut. Il nome ricorda la genesi: dal 2002, anno della prima annata, parliamo di una cuvée di 5 vendemmie da sole uve Chardonnay con età media delle viti di circa 30 anni. In pratica, ogni anno, il vino appena prodotto finisce nello stesso tino insieme alle vecchie annate; il ciclo si completa così nell’arco appunto di cinque vendemmie. Imponente il riposo sui lieviti che arriva a ben 80 mesi anche in questo caso con contenuto molto poco zuccherino (solo 3 grammi/litro). Notevole la gradazione alcolica (13,5%). Il colore è giallo oro brillante con un perlage finissimo. Al naso sprigiona una gamma di aromi davvero ricca: dalla frutta secca alla nocciola ai toni più tostati di caffè ma anche la mela cotogna. Al palato è finissimo, elegante, leggermente sapido e strutturato. Finale lunghissimo.

Di Cavalleri abbiamo provato il Collezione Esclusiva ‘Giovanni Cavalleri’ Riserva, millesimato 2013 dosaggio zero. Altro prodotto di punta della zona Franciacortina, è uno Chardonnay in purezza con uve provenienti dai vigneti più vecchi. Il 2013 ha visto una vendemmia settembrina piuttosto inusuale in Franciacorta causata da una primavera molto fredda e piovosa. Le forti escursioni termiche di fine agosto però hanno però favorito un livello qualitativo davvero notevole. Lunghissimo l’affinamento sui lieviti, ben 108 mesi, capace di regalare un grande corpo. Al naso si colgono note di bergamotto, cedro, zenzero e pasticceria alle mandorle con ritorni di lievito e crosta di pane. Al palato è cremoso, delicatamente sapido con una vena acida che rimanda al frutto. Quest’ultimo lo si ritrova nel finale, lungo, con sottili note agrumate.

Anche Bellavista è una cantina che compare sempre molto volentieri nei nostri assaggi. Dopo il  Satèn millesimato 2016, oggi è la volta del Teatro alla Scala brut millesimato 2019. Un anno complicato a livello quantitativo il 2019, caratterizzato da prolungati periodi siccitosi e temperature per il mese di luglio molto elevate anche se mitigate da piogge sul finire del mese. Quello che ritroviamo in bottiglia è un 75% Chardonnay, 25% Pinot Nero proveniente da viti con 25 anni d’età. Anche in questo caso il dosaggio è decisamente molto contenuto (solo 2g/litro) rendendolo di fatto un extra brut. Il perlage è una trama di bolle finissime capaci di creare turbolenze ipnotiche e continue. Al naso sentori dolci di frutta a pasta bianca matura ma anche mandorle e pasticceria, agrume candito e fiori freschi di biancospino e sambuco. L’attacco è elegante ma possente, trapela subito una freschezza esuberante, dinamica ma sempre armoniosa per una tessitura complessa e una bevuta articolata, verticale ed energica.

Con Ca’ del Bosco rimaniamo tra le cantine più famose della Franciacorta. Il Vintage Collection Millesimato 2018 è un extra brut 68% Chardonnay, 29% Pinot Nero e 3% Pinot Bianco, proveniente da vigne dai 25 ai 30 anni d’età. Il 2018 ha regalato precipitazioni abbondanti nei primi mesi ma grande stabilità con temperature elevate fino alla vendemmia per una resa davvero notevole e di grande qualità. Affinamento sui lieviti di 48 mesi mentre il dosaggio, pure in questo caso davvero contenuto, a 1,5g/litro, permette di esaltarne la complessità. Ci ha colpito il perlage finissimo, capace di regalare un tocco di magistrale eleganza. Al naso è complesso e profondo con immediati sentori di brioche e lievito che aprono a frutta gialla con ritorni di pera. In bocca è nitido, di buon corpo, sapido ma soprattutto avvolgente. Invita al bicchiere successivo con una facilità quasi disarmante.

Chiudiamo con Bosio e il suo Brut Nature Millesimato 2021. Parliamo di un uvaggio 70% Chardonnay e 30% Pinot Nero con riposo sui lieviti di almeno 30 mesi. Al naso c’è tanta frutta, agrume principalmente, limone e arancia; in bocca sorprende già al primo sorso: riesce a essere armonico ma verticale, teso, sapido, diretto. Insomma, una bevuta che ci ha convinto per questa sua capacità di esprimere una personalità davvero forte.

Come sempre questi sono solo alcuni spunti che ci ha regalato il territorio. E siamo certi, ve ne racconteremo ancora altri nei prossimi articoli perché come scriveva Arnaldo Pomodoro “il Franciacorta è una stella del firmamento, anzi un sole caldo e ricco che irradia energia, piacere, vita.”

Massimo Beltrame