Alla scoperta del Teroldego Rotaliano

Il primo weekend di settembre la Pro Loco di Mezzocorona orgabizza il Settembre Rotaliano, festa-evento dedicato al principe dei vini trentini, il Teroldego Rotaliano, appunto. Musica, arte e cultura si alternano ad eventi gastronomici e soprattutto enologici tra le vie del paese, pochi chilometri a nord di Trento, immerso nella Piana rotaliana che dà il nome al vino. Per tutte le informazioni ( e soprattutto per tenervi aggiornati sulla prossima edizione) vi rimandiamo al sito www.settembrerotaliano.it o più in generale al sito visitatrentino.it.
Qui ci concentriamo sulla degustazione di numerosi campioni di Teroldego offerti dall’organizzazione. Una batteria di dieci vini è stata sottoposta all’esame dei palati di una ventina di esperti provenienti da tutta Italia con risultati davvero interessanti. Ma prima di passare alle bottiglie, una breve introduzione al vino.
Deriva dal vitigno Teroldego, è a bacca rossa ed è probabilmente uno dei più bei rossi da guardare nel bicchiere, grazie a quel suo colore rubino acceso di rara intensità. E’ coltivato con la pergola trentina, anche se leggermente diversa da quella tradizionale: più ampia e con inclinazione differente, per favorire la circolazione dei venti che investono la vallata . Sarà un caso, ma gironzolando tra i vigneti non abbiamo mai visto alcuna traccia di muffa, nonostante fossimo a pochi giorni dalla vendemmia e il clima fosse particolarmente caldo e umido. I comuni della Doc sono Mezzocorona, Mezzolombardo e San Michele all’Adige che compongono la Piana rotaliana. L’uva teroldego è coltivata anche nei dintorni ma in questo caso perde la denominazione di origine controllata per diventare Igt Dolomiti. Storicamente è coltivato come vino da taglio per colorare gli smunti rossi tedeschi e austriaci dell’impero austroungarico. Negli ultimi 30 anni i produttori hanno capito di avere tra le mani un gioiello e hanno iniziato a produrre vini ricercando la qualità
E’ un vitigno che tradizionalmente si beve abbastanza giovane, anche se vedremo nella degustazione che i produttori cercano di ottenere bottiglie di lungo invecchiamento sperimentando l’uso del legno e optando per raccolti in vigna a volte particolarmente “concentrati” nonostante il disciplinare sia piuttosto generoso in questo senso.
Normalmente un buon Teroldego spicca, oltre che per il colore, per una fragranza intensissima di ciliegia,  mirtillo e frutti di bosco in genere. In bocca è intenso ma asciutto e spesso accompagnato da un’ombra di amarognolo che non guasta. E’ uno di quei tipici rossi che accompagna a tutto pasto senza stancare e che consente quasi sempre di finire la bottiglia senza problemi di saturazione delle percezioni.
Veniamo alla degustazione, che si è svolta a Mezzocorona nella sede di Palazzo Conti Martini. La scelta dell’organizzazione è stata quella di presentare dieci campioni delle diversissime interpretazioni disponibili sul mercato per questo vitigno, coltivato in soli 436 ettari per un totale di 6 miloni di bottiglie in tutto suddivise tra 14 produttori. Si tratta del Teroldego Rotaliano Doc 2010 di Fedrizzi Cipriano, il 2009 Vigilius De Vescovi Ulzbach, il 2008 Sangue di drago di Marco Donati, il 2008 Pini riserva di Zeni, il 2007 Maso Scari di Barone de Cles, il 2007 Clesurae della Cantina rotaliana di Mezzolombardo, il 2007 superiore riserva Diedri di Dorigati, il 2007 riserva di Gaierhof, il 2006 “7 Pergole” Villa Corniole e il 2005 Nos Mezzacorona.
Tuttii vini presi singolarmente si sono dimostrati di ottima qualità e spesso diversissimi tra loro, tando da lasciare un tantino interdetti su quale sia il “vero” Teroldego e questo potrebbe essere un problema, se non fosse che la produzione è così ristretta che nel resto d’italia si è già fortunati a trovare una bottiglia, a prescindere da “quale” teroldego essa rappresenti. Comunque a titolo di esempio estrapoliamo tre bottiglie: Il Fedrizzi 2010 era il vino più giovane e anche quello che più assomigliava all’idea di “classico” con il suo colore sgargiante e intenso, la predominanza di mirtillo al naso e una bocca fresca e asciutta. Il Dorigati 2007 cambiava radicalmente e ai frutti di bosco sostituiva quasi completamente al naso delle marcatissime note balsamiche: menta e origano su tutte. In bocca si è dimostrato intenso e persistente, quindi non particolarmente asciutto e fresco. Il Nos 2005 Mezzacorona è un vino decisamente impegnativo: al naso spiccano sentori di rosa appassita, mirtillo e un leggero rosmarino mentre in bocca il tannino è evidente e la persistenza è notevole. Davvero complesso.
La conclusione di questo viaggio alla scoperta del Teroldego Rotaliano è che si tratta di un vino tutto da gustare e assolutamente da assaggiare se ancora non lo si è fatto. Tenendo presente però che possibili teroldeghi sono davvero tanti e diversissimi tra loro. Quindi concedetevi qualche bottiglia di diverse annate prima di decidere quale vi piace di più. Le nostre preferite le vedrete nei prossimi mesi grazie a delle degustazioni mirate.
Sergio Bolzoni

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