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Vinitaly 2026 per noi di Avvinando è stato all’insegna delle sorprese: abbiamo trovato grandi vini dove non ce l’aspettavamo. Non che le cantine visitate non fossero in qualche modo all’altezza, ma magari ci aspettavamo assaggi top di una tipologia e invece abbiamo trovato altro. Ma cominciamo subito.
Scrivere di una visita in cantina a Vecchie Terre di Montefili da Panzano in Chianti non è affatto semplice per una serie di motivi. Il primo: siamo nella zona del Chianti classico e fin qui tutto bene, ma siamo anche a circa 500 metri di altitudine in un posto stupendo ma piuttosto altino e quindi i vini saranno senz’altro un po’ diversi, strutturalmente, dal solito. E ne parleremo.
Secondo: proprietà innamorata ma americana, enologa appassionatissima ma bresciana, collaboratori da mezzo mondo con un solo fiorentino doc: non è che si possa star qui a raccontare la solita storiella della Toscana “autentica”.
Un paio di anni fa siamo stati invitati dall’azienda Talosa a unaverticale del loro Nobile di Montepulciano “base” Alboreto. Si partiva dal 2016 a salire. Degustazione di alto livello con bottiglie eccellenti e un rapporto qualità/prezzo davvero raro. La verticale completa la trovate nel link qui sopra, ora vorremmo focalizzare l’attenzione sull’annata 2019.
Nel novembre 2023 scrivevamo che il 2019 “è la bottiglia che ci compreremmo da lasciare in cantina ad invecchiare serenamente qualche altro anno”. Detto fatto. Ci siamo comprati subito alcune bottiglie e questa domenica complice un piatto di succulente tagliatelle al ragù di cinghiale fatte in casa abbiamo aperto una bottiglia di Alboreto 2019 e…
Ventiventi è una azienda che fa Lambrusco ed è gestita da tre giovani fratelli. Si potrebbe parlare di nuove leve ma in realtà la famiglia Razzaboni arriva da tutt’altro settore anche se la passione per il vino ci dicono essere di lunga data. L’azienda è 100% biologica.
Diciamo subito che non solo i fratelli sono giovanissimi ma anche l’azienda e le vigne piantate. Ventiventi infatti sta per 2020, la data di fondazione, in piena pandemia e questo già da solo è sinonimo di coraggio. Gioventù fa anche sì che si possa partire da zero o quasi, alla ricerca dell’identità voluta. Niente tradizione? Ci si può aprire alla modernità e la cantina ci raccontano utilizzi tutte le moderne tecnologie a disposizione.
Questo non è il solto articolo “best of” ma parliamo di vini “sorprendenti” nel senso che per diversi motivi, tra cui l’ignoranza di chi scrive, non ci aspettavamo che fossero così buoni e quindi adattissimi per tirarsi su in questo blue monday (con un occhio sempre al codice della strada, ovviamente).
Il primo incontro con i vini rosé di Costaripa avveniva diversi anni fa in un ristorante sopra Mandello del Lario (Lecco), dopo aver scarpinato per qualche oretta sul favoloso Sentiero del Viandante. “Mangiamo una cosa veloce e poi si torna alla macchina”. Ma sapete com’è: la mangiata non è più tanto veloce e la titolare vista la giornata di tarda primavera piuttosto afosa ci propone delle bollicine. “Avrei voglia di un rosé” dice mia moglie. E io tra me e me sbuffo perché d’accordo che ci sono favolosi rosé… in Francia, però. La titolare allora sorridendo: “Perché allora non delle bollicine rosé?”. Oh mamma, peggio mi sento ma abbozzo.
Nasce così il primo incontro con Costaripa e i suoi vini. Dal suo spumante metodo classico Rosé che da allora non è più mancato nella nostra cantina. Nata dall’intuizione di Mattia Vezzola, questa cantina del Garda bresciano fin da subito si pone l’obiettivo di fare in Italia dei rosé che possano competere con quelli provenzali.
“A Montefalco” è la manifestazione che illustra gran parte della produzione di vino dell’Umbria e che come da titolo è incentrata sul territorio di Montefalco e delle sue Doc e Docg. Durante la splendida edizione 2024 abbiamo avuto la fortuna di visitare alcune cantine che hanno restituito un quadro dell’Umbria del vino interessantissimo e in piena evoluzione. Questa è solo una short list delle bottiglie che ci sono piaciute di più.
L’Umbria del vino avanza o meglio il vino dell’Umbria lo fa con le vette e le incertezze normali quando un intero comparto cerca strade nuove. “A Montefalco” è stato essenzialmente questo: comunicare al mondo che si cambia e in questa annata 2020 a cinque stelle possiamo dire che il cambiamento c’è e nel bicchiere si nota al primo sorso praticamente ovunque.
E che qualcosa si stesse muovendo lo avevamo intuito a Vinitaly 2024 dove nei vari assaggi avevamo individuato del tutto casualmente ben due vini umbri tra i nostri preferiti.