“Non c’è solo Barolo e Barbaresco”

Fabio GalloNel prossimo fine settimana si riuniscono tutti i sommelier d’Italia a Torino. Intervista a Fabio Gallo, presidente dell’Associazione Italiana Sommelier del Piemonte.
Cosa significa essere sommelier in una regione con vini come quelli del Piemonte?
In effetti in Piemonte il ruolo del sommelier è un po’ più in vista rispetto ad altre regioni. In Piemonte molte persone hanno o avevano il nonno o il papà o un parente che faceva vino o che lavorava in campagna, quindi c’è una cultura enologica media più elevata rispetto ad altre zone e allora quando parli di vino in molti ti capiscono o fanno attenzione a quello che dici. In poche parole aumenta la responsabilità. Tutto qui. Non conviene raccontare balle, saresti smentito immediatamente. Continua a leggere

Terre di Giurfo Belsito, bel vino!

Terre di Giurfo probabilmente non è una azienda notissima, al di fuori della Sicilia. Non tanto perché abbia nell’isola il suo mercato principale, quanto perché esporta l’80% della sua produzione come ci racconta direttamente il titolare, Achille Alessi. La cantina è al confine tra il ragusano e il catanese, in un posto isolato, quasi magico. Produce anche un eccellente olio, cosa non insolita in Sicilia, ma il loro ce lo ricordiamo proprio buono. Pochi vini, tutti del territorio, autoctoni come si dice, tranne lo strepitoso syrah che quest’anno ha vinto la medaglia d’oro a Bruxelles. Sono vini che non si trovano al supermercato ma che hanno prezzi corretti, che val la pena di provare. La cantina è (abbastanza) piccola e i vini sono buoni, tutti. Sono vini educati, seri e con una tipicità non pacchiana. Anche quelli che fanno legno mantengono una freschezza che è, secondo noi, la nota tipica di tutta la gamma. Almeno dei rossi, perché solo quelli negli anni abbiamo assaggiato.
Nell’intervista Achille Alessi parlerà della propria azienda e del fatto che è più semplice probabilmente trovare Terre di Giurfo a Toronto piuttosto che a Milano. Per fortuna ci sono le enoteche online. A proposito, Terre di Giurfo ha anche una app sull’Appstore: non aggiornatissima, ci sembra, ma in teoria dovrebbe dirvi in quale enoteca trovare i vini.
Noi abbiamo provato il Frappato Belsito, perché ad un assaggio veloce qualche tempo fa ci era piaciuto e perché in generale… Ci piace il frappato! Continua a leggere

Tre bicchieri al “Giacosa” che non ti aspetti

I tre bicchieri della guida Gambero Rosso sono un punto d’arrivo che poche cantine possono vantare. Spesso sono la logica conseguenza di grandi investimenti in macchinari, tecnologia, perché no, marketing. A volte, invece, sono semplicemente il frutto della passione di una famiglia che in pochi anni è diventata un punto di riferimento per tutta la zona del Barbaresco. Carlo Giacosa incarna proprio questo: l’idea che il lavoro serio, la cura dei dettagli e un pizzico di prudenza, possono far raggiungere obiettivi insperati. E’ di questi giorni, infatti, la notizia che il Barbaresco Montefico 2008 ha (finalmente) ottenuto il massimo riconoscimento del Gambero Rosso: tre bicchieri che lo portano alla pari con veri e proprio colossi, da Gaja a Fontanafredda, da Albino Rocca a Prunotto, solo per restare in zona. “E’ il frutto del lavoro di generazioni” ci dice emozionata Maria Grazia, figlia di Carlo che con il marito Massimo Peri ha portato una piccola cantina nell’olimpo dei vini italiani.

Continua a leggere

San Patrignano a Vinitaly: stand-shock per salvare 800mila ragazzi

“Uno schiaffo per il mondo del vino che non può più mettere la testa sotto la sabbia”. Andrea Muccioli a Vinitaly ha portato oltre ai suoi prodotti, anche un grido d’allarme: 800 mila giovani, nella fascia tra i 15 e i diciannove anni bevono per sballarsi e i produttori non possono chiamarsi fuori. “Io voglio dire al mondo del vino di qualità che non si può più fare finta di niente”.
E’ il rapporto Espad, condotto dall’Istituto di Fisiologia clinica del Cnr, a lanciare l’allarme “binge drinking” la bevuta per sballare.

Andrea Muccioli, in fondo il suo è un punto di vista particolare. Ma perché un produttore di vino dovrebbe occuparsi dei morti sulle strade?
“Certo, la nostra è una azienda a vocazione sociale, ma il problema vero è alla base: in Italia abbiamo rinunciato tutti al ruolo di adulti, al ruolo di educatori e il risultato sono questi dati drammatici: non possiamo non occuparci di questi giovani. Da noi vengono molti di queste persone che hanno problemi con le droghe o con l’alcol. Il problema da affrontare è riempire il loro vuoto educativo. E si può: molti dei giovani che vengono aiutati a San Patrignano poi vanno a fare i sommelier professionisti e portano questi valori nel mondo del vino”.
Portare a Vinitaly uno stand con una auto fracassata da un incidente stradale è una cosa che fa scalpore. Qual è stato il riscontro?
“Fino ad ora molto misero. Ad oggi abbiamo sussurrato ai produttori di vino di qualità che devono occuparsi del problema. Ora abbiamo deciso di dare uno schiaffo al sistema, perché non è più possibile far finta di nulla. Non si può continuare a parlare di cultura del vino ignorando gli aspetti sociali. L’educazione è l’unica via possibile. Ed educare significa anche far conoscere la storia del territorio, come viene fatto il vino, tutti i procedimenti che portano alla produzione di un vino di qualità che poi verrà apprezzato per quello che è. I ragazzi che bevono per sballare buttano giù prodotti di pessima qualità, magari in cartoni, senza curarsi di nulla, solo per riempire un vuoto esistenziale. Noi proponiamo una via diversa. E’ giunto il momento che tutti si diano una svegliata, perché non è vero che chi beve per sballarsi non usa il vino, la ricerca del Cnr lo smentisce: il 49% lo fa”.

I suoi colleghi produttori potrebbero rispondere che è un problema di controlli….
“Guardi, io sono per i controlli severi, anche se poi sulle quantità di alcol che ti fanno incappare nella sanzione quando si guida ci sarebbe da fare un altro discorso, perché portare a 0,25 è fare del terrorismo. Detto questo le leggi andrebbero adeguate alla gravità del fenomeno:  se fosse per me al negoziante che vende ai minori di sedici anni la licenza non la ritirerei per un tempo limitato ma la straccerei definitivamente”.

Che sia un problema di educazione al bere responsabile lo testimonia anche un’altro aspetto della ricerca del Cnr: nelle regioni dove esiste una consolidata tradizione vinicola (Toscana, Campania, Piemonte e Veneto) la percentuale di binge drinkers è inferiore. Segno “di una maggiore consapevolezza legata alla peculiarità e alla tradizione del territorio da parte di chi beve vino in regioni dove questa bevanda fa parte della cultura del luogo”.

8 marzo: Donne e vino. Intervista a Gaia Bucciarelli di Santa Giustina (PC)

Abbiamo pensato di festeggiare la ricorrenza dell’otto marzo alla nostra maniera…parlando si di donne ma anche di vino. Abbiamo intervistato sul tema donne vino una giovane (poco più che trentenne!), ma agguerrita produttrice, Gaia Bucciarelli , titolare dell’azienda agricola Santa Giustina di Pianello Valtidone (PC). L’azienda produce con eccellenti risultati, i vini tipici della zona (gutturnio fermo e vivace, ortrugo, bonarda, malvasia oltre ad un riuscitissimo blend di uve bianche, l’Anricus e ad una selezione di vini rossi superiori). L’intervista si svolge all’interno della splendida tenuta di Santa Giustina. Continua a leggere