Autochtona 2020, annullato il banco d’assaggio pubblico, confermato il premio dedicato ai vini autoctoni italiani

Rispetto a quanto vi abbiamo raccontato sulla nuova edizione di Autochtona e alla luce della recente ordinanza della Provincia autonoma di Bolzano, il banco d’assaggio della manifestazione non sarà più aperto al pubblico. Si svolgeranno invece regolarmente i lavori della giuria degli Autochtona Award che si riunirà lunedì 19 e martedì 20 ottobre a Fiera Bolzano per decretare i vini vincitori tra le oltre 550 etichette candidate. Continua a leggere

Autochtona 2020, ecco come sarà l’appuntamento di Bolzano con gli autoctoni italiani

Il 19 e 20 ottobre torna di scena Autochtona, il salone dedicato ai vini da vitigni autoctoni di Fiera Bolzano. Dalla scorsa edizione, è inutile dilungarsi, è passata una pandemia mondiale e l’emergenza legata al Covid-19. Abbiamo incontrato Thomas Mur, direttore di Fiera Bolzano e Stefano Malagoli, direttore di Fruitecom, agenzia che co-organizza la manifestazione da 11 anni, per farci raccontare qualcosa di più dell’edizione che sta per cominciare e, più in generale, di come si stiano ripensando gli eventi legati al vino. Continua a leggere

Quattro bottiglie di bollicine e cinque vini bianchi che ci hanno colpito degustati durante il lockdown

I mesi che abbiamo trascorso sono stati strani e drammatici. Ne abbiamo a lungo parlato su Avvinando, cercando di raccontarvi le iniziative del mondo del vino per reagire all’emergenza. Durante il lockdown abbiamo avuto in certi casi maggior tempo a disposizione, anche da dedicare alle nostre passioni. In quelle settimane di distanziamento noi di Avvinando abbiamo avuto la possibilità di partecipare a varie degustazioni virtuali. Ci siamo così sentiti più vicini ad altri appassionati e al contempo abbiamo assaggiato un po’ di bottiglie che ci hanno colpito positivamente e che vi proponiamo.
Partiamo subito dalle bollicine. Continua a leggere

Alto Adige Wine Summit: cinque vini bianchi in anteprima che ci hanno entusiasmato

Parlare di Alto Adige significa parlare di un luogo meraviglioso e di grande tradizione. Di vini straordinari, di produttori che hanno fatto sistema, di un paesaggio profondamente modellato dalla viticultura. Significa parlare di un territorio che tra gli anni 70 e degli anni 80 ha iniziato a guardare alla qualità più che alla quantità, con vini dalla grande peculiarità e riconoscibilità.

Proprio per comunicare tutto questo attraverso le nuove annate e celebrare i dieci anni del Consorzio Vini Alto Adige a Bolzano è nato l’Alto Adige Wine Summit.

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Cantina Terlano: Terlaner 1991 Rarity: un miracolo di longevità

Terlaner Rarity 1991: un grandissimo vino direttamente dal secolo scorso

Sì lo sappiamo. Stavolta si tratta di un vino per le tasche, anzi per i palati, di pochissimi. Non ci sono molte bottiglie in giro (3.300) e quelle poche costano più o meno 240€. Quindi perché ne parliamo visto che Avvinando si è sempre contraddistinto per proporre vini dal favorevole rapporto qualità prezzo? Semplicemente perché è bello sapere che c’è. Che c’è un vino bianco italiano che si può bere dopo 26 anni e trovarlo ancora fresco, quasi beverino. Lo fa Cantina Terlano, si chiama Terlaner 1991 Rarity ed è stato tenuto in botte grande per un anno, poi in vasca sui lieviti fino al gennaio 2016 per infine riposare un annetto in bottiglia e quindi giungere sugli scaffali delle migliori enoteche del mondo. Abbiamo assaggiato anche tre annate di Primo Grande Cuvée ma ne parleremo in una seconda occasione.  Continua a leggere

Autochtona 2016, l’appuntamento con i vitigni autoctoni italiani

Siamo stati a Bolzano ad Autochtona, momento dedicato ai vini autoctoni italiani ideale per conoscere vitigni e produttori del variegato e prezioso panorama enologico del nostro Paese, molto spesso poco conosciuto dal grande pubblico in tutte le sue espressioni.

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I vigneti più preziosi? In Alto Adige

franciacortaSu e giù per l’Italia a caccia del vigneto più prezioso, per scoprire il suo valore e la sua incisività nel quadro generale del mercato immobiliare. Ma non solo. Il valore dei vigneti nei top terroir del Bel Paese tiene, nonostante la crisi, e anzi costituisce un elemento di valorizzazione fondamentale per chi voglia investire in aziende vitivinicole italiane.

Un indicatore economico dello stato di salute dell’Italia del vino che disegna una quadro ricco e articolato da cui emerge una “classifica” che vede, al primo posto, i vigneti altoatesini, stabilmente intorno ai 550.000 euro di valutazione per ettaro, quelli dell’Amarone, con quotazioni oscillanti fra i 480.000 e i 500.000 euro, seguiti da quelli del Prosecco nei territori di Conegliano e Valdobbiadene, dove la forbice sta tra i 380.000 e i 350.000 euro ad ettaro, analogamente alle quotazioni dei vigneti trentini; vengono poi quelli piemontesi della denominazione Barolo a 350.000 euro, i vigneti di Montalcino, tra i 350 e i 330.000 euro, incalzati, sempre in Toscana, da quelli piantati a Bolgheri, che oscillano tra i 320 e i 300.000 euro. Seguono, poi, i vigneti della Franciacorta, intorno ai 230.000 euro, quelli piemontesi del Barbaresco tra i 200 e i 230.000 euro ad ettaro, le vigne del Nobile di Montepulciano, che valgono tra 150.000 e 200.00 euro, quelle del Chianti Classico, che stanno tra i 120 e i 150.00 euro ad ettaro, seguite dai vigneti sulle pendici dell’Etna, che possono valere tra i 60.000 e i 120.000, quelli tra le colline di Montefalco, intorno ai 100.000 euro e, infine, quelli di Taurasi tra i 50 e i 60.000 euro ad ettaro. Continua a leggere

In Alto Adige c’è anche lo spumante

Ci sono state delle gradite sorprese nella degustazione di vini altoatesini a cui siamo stati invitati al ristorante Cracco di Milano. Che i vini bianchi del Sudtirolo siano sempre almeno buoni e spesso eccellenti non è una novità. Che lo siano anche gli spumanti per noi di Avvinando è in assoluto una novità. Come chi ci segue sa, noi non siamo un blog da produzioni di nicchia e qui parliamo di un mini comparto da 250mila bottiglie tutte insieme. E allora perché ne parliamo? Perché tutto sommato vale la pena provarli, anche se trovarli non è semplicissimo.

Diciamo che se nonostante la crisi riuscite a fare qualche giornata di vacanza da quelle parti e avete voglia di bollicine, si può tranquillamente provare con le offerte del posto. Nella gallery trovate tutte e cinque le bottiglie assaggiate, ognuna con la sua personalità e ognuna con la sua “funzione”. Per esempio l’Arunda extrabrut – cantina di metodo classico più alta d’Europa – è un eccellente tutto pasto, con una spalla acida che regge benissimo antipasti, primo e secondo. Il Comitissa brut gran riserva 2002 è un campione di equilibrio, grazie ai dici anni sui lieviti che il suo produttore Lorenz Martini gli regala. Tempo ne ha avuto per riposare e meditare e noi asseconderemmo la sua natura bevendocelo da solo, così, senza neanche un biscottino da tè per non rovinarci la bocca. Continua a leggere