Teorema dei Fratelli Molino, un Barbaresco “stiloso”

barbIl Barbaresco è uno di quei vini che ci emoziona già al solo pensiero, vale la pena quindi concedersi ogni tanto una buona bottiglia per cedere fino in fondo e nei fatti a quella emozione!

Abbiamo provato il Barbaresco Teorema 2009 dei Fratelli Molino, vino accattivante già nella bellissima etichetta dallo stile contemporaneo applicata alla tradizionale bottiglia albeisa.

Continua a leggere

Nascetta, il (grande) bianco delle Langhe

Nascetta, il grande bianco delle Langhe

Un vitigno a lungo dimenticato, quasi estinto, del quale sino a pochi anni fa si contavano pochissimi filari, nel comune di Novello. Siamo nel cuore delle Langhe, terra di Nebbiolo, Barolo, Barbaresco.

La Nascetta però è un bianco, che alla fine dell’800 veniva declamato per la sua freschezza e utilizzato dai parroci per la Messa.

Alcuni vignaioli – Elvio Cogno, Valter Fissore e Savio Daniele in primis – sono ora tornati a produrlo. E grazie alla loro testardaggine e lungimiranza, questo vino autoctono può essere imbottigliato come Langhe Doc Nascetta, con una sotto-zona dallo specifico disciplinare, rivendicabile solo nel comune di Novello. Continua a leggere

Live Wine 2016, il salone dei vini artigianali

lw
Anche quest’anno siamo stati al Live Wine, importante vetrina internazionale sui vini artigianali. Come lo scorso anno non sono mancate le sorprese positive, ma anche le conferme. Molto interessante la presenza di produttori di vari paesi di cui è raro avere l’occasione di provare i vini: Grecia, Repubblica Ceca, Ungheria, Croazia e molti altri oltre a Francia, Spagna e naturalmente Italia. Proprio restando nel nostro Paese ecco un po’ di vini e cantine che ci hanno piacevolmente colpito per un motivo o per l’altro! Continua a leggere

Maria Grazia di Carlo Giacosa, un nebbiolo davvero piacevole

carlo-giacosa1
Spesso quando si fa riferimento alle Langhe ci si concentra in modo esclusivo sui grandi Baroli e Barbareschi. Certamente la fama di questi vini nobili è più che meritata, ma chi volesse mantenere un occhio anche al portafoglio senza rinunciare a bere bene può trovare molte soddisfazioni anche nei “semplici” nebbioli.

Abbiamo provato il Maria Grazia Langhe Nebbiolo 2010 di Carlo Giacosa, cantina storica del territorio di Barbaresco.

Continua a leggere

Unesco: i vigneti di Langhe, Roero e Monferrato diventano patrimonio dell’umanità

BaroloSono i vigneti del Barolo e del Barbaresco, ma anche del Dolcetto, del Nebbiolo, del Roero, dell’Arneis, del Barbera e dello Spumante e del Moscato d’Asti. Sono diventati il 50° sito patrimonio dell’umanità tutelato dall’Unesco in Italia. Chiunque ci sia stato almento una volta ricorda la assoluta perfezione delle colline di Langhe, Roero e Monferrato, che, sopratutto nelle prime, assurgono a paesaggio quasi irreale, con quelle vigne ordinate alla perfezione. Barolo, Monforte, Serralunga, Nizza, Canelli, tanti i nomi di paesi che sanno di vino, di vino buono. Dopo anni di lavoro a Doha in Quatar hanno riconosciuto l’importanza del lavoro di generazioni di contadini e vignaioli che hanno plasmato un territorio straordinario per la qualità del prodotto e per la bellezza dell’insieme. Quelle vigne del Piemonte quindi sono considerate nel mondo da oggi come il centro storico di Firenze, o la Cappella Sistina. Continua a leggere

Bussia Soprana, la rivincita del Tempo

Eccoci di nuovo qui a raccontare di una bottiglia che ha lasciato il segno. Dopo l’Etna, stavolta tocca alle Langhe. Più precisamente a un Barolo. Bella forza, direte voi, è uno dei migliori vini al mondo. Sì, è vero. Ma c’è Barolo e barolo, giovani o invecchiati, botte grande o barrique… Decenni di discussioni. Io ora sono qui a raccontarvi solo di un mondo di profumi e sapori che si è improvvisamente materializzato sulla mia tavola, l’altra sera, complice la pioggia, i primi freddi e un piatto di genuino gulasch!
L’artefice di questo emozionante incontro è stato il Barolo Bussia annata 1997 di Bussia Soprana, Monforte d’Alba. Una azienda, questa, che ama i baroli (e il barbera d’alba) tradizionali e bene invecchiati.
Quando devo aprire una bottiglia che ha riposato per anni ho sempre un po’ di trepidazione: un po’ per l’ovvio rispetto che le si deve; un po’ perché non mi fido fino in fondo della mia cantina, che ha sì una escursione termica ridotta tra estate e inverno, ma non è perfetta; un po’ perché in 15 anni hai voglia quante cose possono essere andate per il verso sbagliato nella sua conservazione.
Quindi ho adottato tutte ma proprio tutte le tecniche possibili per l’apertura di cotanta bottiglia, persino il trasporto sul tavolo con qualche ora di anticipo affinché si acclimatasse alla stanza (non ridete: in Borgogna, in certi ristoranti dove si va più per bere che per mangiare, si può telefonare nel pomeriggio e il sommelier metterà la ovviamente costosa bottiglia sul vostro tavolo pronta per essere giubilata alla sera).
Aperta quindi con la massima cura, verso i bicchieri e li lascio tutti a respirare (i bicchieri più la bottiglia) per una buona mezz’ora abbondante. Confesso che lì per lì appena stappata la trepidazione si era trasformata in ansia perché il profumo ricordava quello dello sherry: “Vuoi vedere che è andata?” ho pensato. Poi il colore era proprio granato scurissimo, insomma c’erano tutti i motivi per essere preoccupati. Invece… Continua a leggere